L’Unione Sarda, sabato 10 febbraio

 

«Tutti contribuiscano alla difesa ambientale, è prevenzione civile»
«L’uso del territorio non è solo qualità ambientale ma anche sociale».

 

La premessa di Giuseppe Mariano Delogu è sufficiente per capire la missione civica e civile. E non potrebbe essere diversamente per un dirigente del Corpo forestale, promosso comandante della Sardegna per due anni e mezzo, e diventato professore nell’Università di Nuoro dopo pensione nel 2017. Ora si aggiunge la candidatura con Sardigna R-esiste.

 

Cosa insegna?
«Tecniche di Protezione civile nella facoltà di Scienze forestali». A lei è caro anche un valore complementare: la prevenzione civile. «È uno dei punti innovativi del nostro programma elettorale: ciascun cittadino deve essere parte attiva nella tutela del territorio, anziché limitarsi a essere difeso nelle emergenze. È un ribaltamento della prospettiva».

 

Come ci si arriva?
«Permettendo ai cittadini di ri-occupare la terra per renderla produttiva».

 

Oggi non succede?
«Molto meno rispetto al passato per un’errata interpretazione della normativa».

 

In che senso?
«In Italia i Siti di interesse comunitario e le Zone di protezione speciale vengono considerati riserve naturali. L’uomo è tagliato fuori. La legna non si può raccogliere, idem gli arbusti usati un tempo per cuocere il pane. Ma questo favorisce lo spopolamento, non la conservazione della natura. Non solo: tutto questo materiale diventa il combustibile degli incendi».

 

Cosa suggerisce? «Bisogna riportare l’agricoltura nelle aree oggi occupate dalla macchia mediterranea, magari già dotate di irrigazione. Negli ultimi trent’anni l’Italia ha perso una superficie agricola pari a tre volte la Sardegna».

 

Condivide la protesta degli agricoltori?
«Leggo di spinte eversive in Germania. Ma gli agricoltori sardi hanno ragione. Col mercato globale, nelle nostre case arriva di tutto. I prodotti di qualità non vengono difesi. Il tema non è slegato dal cambiamento climatico e dalle guerre. L’obiettivo di Cop 28 è contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi. Ma coi conflitti la previsione è di 3,6, perché Paesi come India, Cina e Russia non rispetteranno gli accordi e si continuerà a emettere Co2. Ciò genererà inquinamento e condizioni pericolose anche per la Sardegna».

 

La fuga dei giovani si può fermare?
«Dobbiamo mantenere i servizi nei territori. Se neghiamo la mobilità viaria e ferroviaria, non possiamo lamentarci quando i medici scappano dal Nuorese e la sanità pubblica si collassa». (al. car.)
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Sardigna Resiste